Un brutto episodio non è mafia

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Il fattaccio separato dalle opinioni e soprattutto dai pregiudizi. Ecco il fatto: mercoledì sera, dopo la fine di una partita di coppa Italia dilettanti vinta dal Foggia 3 a 1 sulla Turris, la squadra rossonera si avvia sotto la curva degli ultrà e a loro si unisce in un coro demenziale di assoluzione per i diffidati. Non è il primo caso. Altri identici episodi si sono registrati nei nostri stadi. Uno, recentissimo, è accaduto anche a Fasano, stesso girone, stesso campionato, per dimenticare gli striscioni pubblicati in ricordo della morte di Piscitelli altrimenti detto Diabolik, ultrà laziale ammazzato con metodo mafioso. Bene: il Tg1 ha preparato un servizio per denunciare l’episodio sgradevolissimo corredandolo di un giudizio molto avventato, quello di quarta mafia addirittura.

A questo punto dalla città si è sollevata un’ondata di legittimo sdegno. Pio e Amedeo, i due comici foggiani, tifosissimi della loro squadra, hanno scritto un messaggio all’autore del servizio, insulti e minacce sono giunti allo stesso secondo gli usi e i costumi tribali del web di casa nostra. Da ultimo il sindaco Franco Landella, condannando il coro, ha preso a scudisciate l’accostamento. Nel mio piccolo, anch’io, mi sono sentito ferito. Pur vivendo da oltre 40 anni a Milano, conosco la realtà dolorosa della mia città, la scansione di delitti e crimini commessi, con orgoglio e senso di appartenenza mi definisco tifoso del Foggia calcio ma non per questo posso essere accusato di… sostegno esterno alla quarta mafia. Come insegnano i maestri di giornalismo, le parole sono pietre. E possono provocare ferite dolorose.

Articolo a cura di Franco Ordine Fonte: https://www.derbyderbyderby.it

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