Tullio Capobianco: la passione al potere

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Nel suo codice genetico è impresso lo spirito imprenditoriale, eredità di un paio di generazioni, che lo ha portato ad essere nuo dei più importanti uomini d´affari della Provincia.

Tullio Capobianco è il suo nome: una vita dedicata al commercio di macchine e attrezzature agricole, ma famoso, agli occhi del grande pubblico, per aver sollevato le sorti della squadra di calcio del Foggia: “Dopo la lauera in Giurisprudenza ho proseguito e sviluppato l´attività di mio padre, che prima ancora era stato di mio nonno. Non mi pento di essere diventato avvocato. Amo fare l´imprenditore e vivo la mia professione come una sfida quotidiana: cerco di cogliere tutte le altre opportunità che il nostro territorio può offrire, come quelle immobiliari e energetiche”.

Ed è stato così che Capobianco, capelli brizzolati, occhio color ghiaccio, 51 anni da compiere a novembre, ha acquistato insieme ad altri sette imprenditori, la US Foggia: “Ho amato il calcio da quando ho mosso i primi passi. Quando la situazione economica della squadra è precipitata ho deciso che era giunto il momento di restituire il Foggia alla sua città. Era giunto il momento di scrivere la parola fine al capitolo degli avventurieri venuti da lontano a colonizzarci e sfruttatarci. E´ nata così una cordata di otto imprenditori che ha rilevato la società calcistica e che mi ha nominato presidente”.

Un hobby, quello del calcio, che per Capobianco è diventato un grande impegno, che ormai va avanti da tre anni: “Mettere insieme un gruppo di manager significava dare un segnale al territorio e creare un circolo virtuoso che coinvolgesse sempre più imprenditori. Il calcio può essere un´opportunità di sviluppo e collaborazione anche su altri fonti. Possono nascere progetti che, se portati avanti con convinzione, possono fare da volano in ogni settore. Il calcio però è anche un´arma a doppio taglio: nella squadra abbiamo messo un notevole impegno personale ed economico, ma sin dall´inizio è stato come se fossimo sempre in prova. Dall´ambiente esterno non riceviamo il sostegno che si spetterebbe, vedo quasi ostilità, poca condivisione nonostante stiamo portando avanti un progetto per la città, con la sola finalità sportiva”.

Delle sue, chiamole, buone intenzione, Capobianco ha dovuto convincere innanzitutto la tifoseria: “Foggia è una piazza importante. All´inizio i tifosi erano scettici: abbiamo dovuto convincerli che non eravamo faccendieri ccome chi ci aveva preceduto”.

E i rapporti con la squadra?
“Noi non entriamo negli aspetti tecnici, ma ci confrontiamo continuamente con i giocatori e l´allenatore, è nostro compito far sentire la presenza della società negli spogliatoi, sopratutto nei momenti difficili, ma sempre nel grande rispetto dei ruoli”.

Un uomo dunque che riesce a districarsi, e bene, in tanti campi. Quali sono le sue armi?
“La caparbietà e la tenacia con cui porto avanti le iniziative che intraprendo, anche se sono difficili”.

In tutto questo, Tullio Capobianco, trova e deve trovare spazio anche per la vita familiare: “Ho una moglie e tre figli. Se vuole sapere come concilio i miei impegni con la famiglia, ahimè, ammetto che non sempre ci riesco al meglio. E´ chiaro che quando si fanno certe scelte si deve rinunciare a qualcosa. Le energie richieste sono tante e, a volte, anche non volendo, si è costretti a rinunciare a qualcosa. Di questo mi rammarico un pò”.

Non solo impegnato, ma anche forte e deciso. Lo è soprattutto nel lavoto, in quell´attività di imprenditore che a volte sembra essere così difficile da intraprendere a Foggia: “A Foggia come al Sud non è semplice fare impresa, ma non è impossibile. Dobbiamo crederci fino in fondo. Sono contrario agli atteggiamenti vittimistici. Le condizioni ambientali sono difficili, la criminalità, i problemi atavici dell´usura e dell´estorsione, non devono bloccare lo sviluppo. Bisogna reagire. Io stesso, quando ho ricevuto minacce, ho denunciato. Sarò un idealista, ma sono sicuro che se tutti ci impegnassimo, ci aggregassimo e denunciassimo, potremo dare un messaggio positivo”.

Un principio che Capobianco applica quotidianamente e che consiglia di seguire anche alle donne che subiscono violenza: “Sono azioni che non hanno giustificazione. Se si subisce senza denunciare si soggiace e soccombe. Bisogna trovare la forza di reagire”.

E alle donne, che considera capaci a a livello organizzativo più degli uomini e con le quali non di disgnerebbe di lavorare, suggerisce: “Se vogliono intraprendere la carriera imprenditoriale devono essere pronte ad affrancarsi da quella condizione mentale di inferiorità a cui sono ancora legate e a ragionare da uomini non limitandosi alle potenzialità da sempre considerate prerogativa femminile”.

Fonte: Sei donna

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