Ritiro Foggia – Resoconto del 8 agosto

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Con la collaborazione di Piero Colangelo, analizziamo la seconda giornata di ritiro dei rossoneri:

Se qualcuno aveva avanzato perplessità sulla scelta del tecnico perché alla prima esperienza da allenatore in una piazza storica e molto esigente, questi primi allenamenti allontanano qualsiasi dubbio sulla competenza di Mancini nello gestire con attenzione e determinazione il gruppo. Bravo nello spiegare ai giocatori gli esercizi da compiere, non lesina suggerimenti e rilievi quando commettono qualche errore, dimostrando così di possedere una conoscenza calcistica elevata.

L’allenatore sa bene dell’importanza della preparazione precampionato e che i successi di una squadra si costruiscono anche partendo dalla qualità e quantità del lavoro svolto in questa fase della stagione.. Buona parte di quest’ultimo sarà propedeutico per quanto sarà effettuato nel corso dell’intera stagione. Le sedute sono studiate in funzione degli obiettivi che si vogliono realizzare in termini soprattutto di condizione atletica e di conoscenze tecnico -tattiche. Ognuna di esse rappresenta la base per ciò che il tecnico proporrà successivamente. Mancini pertanto si dimostra molto attento alla progressione didattica.
Sono bastate due sedute per avere già un quadro, anche se ancora superficiale del suo modo di allenare. Lavoro a secco ridotto ai minimi termini e tanto lavoro con la palla.
Il lavoro con il pallone non è comunque analitico (lavoro sulla tecnica individuale), probabilmente ci saranno successivamente sedute specifiche su questo aspetto e nemmeno il tecnico, per il momento, lavora sui singoli reparti o catene, preferendo che le interazioni e le scelte che i calciatori sono chiamati a fare in allenamento rispecchino quanto più possibile le situazioni che si verificheranno in gara.
Non viene trascurato l’aspetto atletico – condizionale tanto che i giocatori operano in zone ristrette di campo in modo da non avere mai pause lavorando sempre intorno a valori di soglia cardiaca piuttosto elevati.

Sono state effettuate sia in mattinata (due ore e trenta di allenamento) che nel pomeriggio (altre due ore) tante partitelle a tema della durata di 10’, con brevissime pause solo per dissetarsi.

Tutte sono state giocate in una metà campo, molte delle quali anche con l’ampiezza ridotta e rappresentata dal prolungamento della bisettrice delle linee più corte dell’area di rigore. Massimo due, a volte tre tocchi , e verticalizzazioni alla ricerca delle punte.
L’intenzione palese è quella di costruire una squadra determinata, aggressiva in ogni zona del campo, capace d’ imporre ritmi elevati ma anche pronta a trovare gli spazi utili attraverso scelte non estemporanee o basate solo sulle capacità dei singoli.
L’impegno dei ragazzi è ottimale, si assistono a duelli molto combattuti e nessuno rinuncia ad affondare il takle come se si giocasse una partita vera e propria. I tecnici non trascurano alcun particolare e sono vigili nell’assicurare che il lavoro rispecchi esattamente quello programmato.

Nel pomeriggio ai calciatori non è stato nemmeno risparmiato una abbondante dose di lavoro atletico. Durante la seduta, in gruppi di 7, mentre gli altri svolgevano i soliti lavori tecnico tattici , effettuavano una seduta di corsa progressiva, partendo da quella lenta sino a raggiungere ritmi massimali. Si è cominciato a lavorare anche su alcuni principi tattici, in particolare sulla costruzione dal basso e sulla prima aggressione da parte delle punte. Se il buongiorno si vede dal mattino si ha netta la sensazione che si sia partiti davvero con il piede giusto.

Articolo a cura di Piero Colangelo ed Antonio Umbriano

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