Quel 6 Aprile che nessuno dimentica

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Trecentosessantacinque giorni, dodici mesi, un anno. Chi non ricorda quel pomeriggio del 6 Aprile del 2004. Il caldo sole primaverile bussava alle porte di un sonnecchiante pomeriggio foggiano. Da poco era Primavera, segno di risveglio, di rinascita, di nuova linfa. Tutto sembrava essere normale, c’era chi leggeva i giornali e faceva sogni di gloria. Poi, verso le sedici, quella primavera, quella voglia di rinascere fu schiaffeggiata, sopraffatta da un freddo gelido, da un vento pungente e tagliente che spirava dal Tribunale verso lo stadio, verso l’anima sportiva di una città che pareva cadere esanime in ginocchio. Gli sportivi, i tifosi, privati di un punto di riferimento. Lo stabiliva un foglio di carta, freddo e gelido anch’esso, issato su una parete. Causa di mille bugie, frutto di mille illusioni svanite. Svanite erano anche le speranze di chi s’illudeva che il pallone rotolante potesse avere il sopravvento sui libri contabili. Così non fu e il piazzale antistante lo Zaccheria si affollò velocemente, alla stessa rapidità con la quale la notizia iniziò a serpeggiare per tutte le vie della città. Il Foggia era fallito, il calcio foggiano giunto al suo triste capolinea. Facce smarrite, che si interrogavano sul futuro, primancora di manifestare le rabbia verso qualche personaggio, verso i soliti noti. Furono aperte le porte, i corridoi si affollavano di gente e di giornalisti. Volti scuri, impreparati alla mazzata finale, al colpo di grazia. S’accendevano i riflettori degli studi televisivi, mentre malinconicamente il campo dello Zaccheria veniva abbandonato, a testa bassa, da chi si preparava a disputare Foggia-Giulianova. Rimaneva solo l’erba scossa da una gradevole brezza e gli spalti, vuoti, con la paura che non potessero mai più esser riempiti. Iniziava l’imbrunire del 6 Aprile 2004, non finivano le discussioni dei tifosi, le preoccupazioni dei dipendenti, il lavoro dei giornalisti. Era finita un’agonia lunga quasi dieci anni, nella maniera più triste. I giorni seguenti furono un continuo rincorrersi di voci. Finì col fantasma del Foggia Calcio a dimorare più che dignitosamente negli stadi della domenica per poche settimane ancora. Col passare del tempo quel vento gelido che colpiva al cuore dei calciofili, s’attenuò, fino a cessar. I tifosi foggiani ricominciarono a sognare il passato, quello glorioso. A distanza di un anno, lo stanno ancora facendo, ma da quel vento, che pure ricordano bene, non voglion più esser trafitti.

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