Il ritiro al veleno di Ghirardello:”scendevamo in campo sapendo di dover perdere”

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Stefano, proprio finita?
«Sì, non torno indietro. Ho rescisso un contratto col Cittadella già due anni fa. Avevo capito che era giunto il momento di farsi da parte. Non sono quello che va avanti fino a quarant’anni cercando di guadagnare anche quando non lo meriteresti fino in fondo. Ci vuole dignità nella vita. Quella che ha perso il calcio».
C’entra anche questo nella tua decisione?
«Ho convissuto per tanti anni con un sistema corrotto. Tutti sapevano ma a tutti faceva comodo stare zitti perché ognuno aveva i suoi piccoli o grandi benefici. A volte scendevi in campo e sapevi di aver perso prima ancora di cominciare. A volte ti veniva persino la nausea».
Ce l’ha un rimpianto Ghirardello?
«Uno su tutti. L’anno al Savoia segnai 17 gol, tanti. Mi voleva il Torino ma Artistico si impuntò e non volle andar via. Quello era un treno da prendere».
Ricordi quella Primavera d’oro del Verona?
«Anni fantastici. C’ero io, c’era Tommasi, c’era Lamacchi, c’era Toldo e Sonzogni in panchina. Grande squadra, lo dimostra dove sono arrivati molti di quei giocatori».
Il rapporto con l’Hellas?
«Non ha mai puntato veramente su di me e mi dispiace. Con Perotti, con Cagni, con Prandelli. Mi è rimasto l’orgoglio di vestire quella maglia. Senzazioni che non dimenticherò».
E il Chievo?
«La società che più di tutte mi ha fatto sentire calciatore, anche se il campo l’ho visto poco. Davanti avevo Cossato e Cerbone, c’era tanta concorrenza. Ma la gestione di Malesani fu impeccabile. Ti sentivi importante anche se giocavi cinque minuti, anche se non giocavi proprio. Tutto merito suo».
Il gol più bello?
«Sono tanti. Ne ricordo uno in rovesciata col Savoia, a Pistoia. Ed una punizione contro l’Empoli quando giocavo nel Cittadella. Tirai da quaranta metri. Bei ricordi».
Di Ghirardello si è sempre detto: «Bravo ma troppo buono». È stato questo il freno della tua carriera?
«Può essere, soprattutto nel calcio devi essere bravo a curare certi rapporto. Ma io lo vedo soprattutto come un pregio. Ovunque Ghirardello ha lasciato tanti amici e un buon ricordo. Mi sono sempre comportato bene e ne vado fiero. Perché il calciatore finisce prima o poi finisce, l’uomo rimane».

Fonte: L´Arena

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