GLI ERRORI DI GRASSADONIA

scritto da Piero Colangelo
Allenatore UEFA B
Match Analyst SICS
Osservatore Scout R.O.I.

Un’annata cominciata male con il rischio di essere retrocessi in serie C per illeciti amministrativi e poi finita ancora peggio con la retrocessione sul campo per effetto dei 6 punti di penalizzazione che hanno posizionato il Foggia al terz’ultimo posto. l´iniziale condanna del Palermo all’ultimo posto che aveva aperto lo spiraglio di poter almeno giocare i play out con la Salernitana, è stata vanificata dal considerevole “sconto” di 20 punti di penalizzazione” di cui la società siciliana ha beneficiato. Manca ancora la pronuncia del Tar del Lazio sul ricorso presentato dal Foggia per quanto riguarda la cristallizzazione della classifica al quel fatidico 13 maggio in cui la Lega di B emise quell’obbrobrio di delibera, ma la sensazione comune è che il Foggia dovrà obtorto collo iscriversi il prossimo anno al campionato di C.
La rabbia e la delusione dei tifosi foggiani per non aver raggiunto nemmeno l’obbiettivo minino della salvezza ha fatto salire sul banco degli imputati inevitabilmente il maggiore responsabile dell’area tecnica , l’allenatore. E come potrebbe essere diversamente ?. L’allenatore è il responsabile non solo dei risultati conseguiti sul campo, ma anche della preparazione atletica (il preparatore dispone ma è sempre il tecnico che ha il compito di decidere la pianificazione dell’allenamento), del rendimento di ogni singolo calciatore, della qualità del gioco che la squadra esprime e di tutto ciò che è riconducibile alla gestione tecnica della squadra. E’ sempre l’allenatore che individua il modello di gioco da attuare e, in base ai suoi principi, indica i calciatori che, per caratteristiche tecniche, tattiche ed atletiche, hanno le qualità per interpretare il suo pensiero calcistico.
Il tecnico salernitano probabilmente siederà sulla panchina della Juve Stabia. La società campana crede nell´allenatore che tanto bene aveva fatto a Pagani e che predica un gioco propositivo che prevede la partecipazione di molti calciatori alla fase offensiva, in modo particolare delle mezzali e dei quinti. Il suo score nei due campionati di B disputati con la Pro Vercelli ed il Foggia non è dei più positivi. Su 60 partite giocate ne ha vinte solo 16, pareggiate 20 e perse 24. Sufficiente comunque la media goal realizzata 1,2 a partita.

Ma se a Vercelli poche furono le colpe dell’allenatore, potendo contare su un gruppo obiettivamente inadeguato per la categoria, a Foggia la qualità dell’organico era, almeno sulla carta di buon valore ed assolutamente in grado di raggiungere la salvezza nonostante la penalizzazione.
Ed allora quali sono state le pecche maggiori di Grassadonia ?. Partendo dalla campagna acquisti, risulta in modo evidente come siano arrivati a Foggia un’alta percentuale di elementi le cui caratteristiche non rispondevano alla tipologia di calciatore voluto da Grassadonia e più di una volta reclamate dal tecnico in pubbliche conferenze stampa. Ancora oggi ci si chiede come sia stato possibile che si sia creata una così profonda discordanza tra le richieste fatte dal tecnico ed i calciatori acquisiti dal direttore sportivo. Va poi considerato che, senza una plausibile ragione, alcuni elementi della passata stagione che avevano ben figurato non sono stati riconfermati.
Un allenatore che si rispetti avrebbe dovuto mostrare maggiore decisione ed interferenza nelle scelte dei calciatori da acquisire. Ciò non significa non rispettare il budget di spesa stanziato dalla società. Al contrario, indirizzare la scelta su calciatori più funzionali al modello di gioco, anche se con minori qualità tecniche, porta al raggiungimento di un duplice obiettivo: in primis viene acquisito un elemento che può rendere molto di più rispetto ad un altro più titolato ma che trova difficoltà ad inserirsi negli schemi di gioco e, nello stesso tempo, si ottengono importanti economie in termini di monte ingaggi.
Un altro grave errore commesso da Grassadonia è stato quello di abbandonare il modello di gioco su cui aveva lavorato sin dal ritiro precampionato di Ronzone per passare ad un sistema che prevedeva tre attaccanti e la contemporanea rinuncia ad un difensore. Con ogni probabilità il cambio di modulo disposto dall’allenatore non è stato pienamente condiviso dagli stessi calciatori e forse nemmeno Grassadonia era pienamente convinto di tale scelta a molti apparsa forzata e voluta più dalla società e dagli stessi tifosi che dalla guida tecnica. Può verificarsi che un allenatore possa decidere di modificare il suo sistema di gioco quando i risultati non gli danno ragione, ma in questi casi è necessario che ci sia la piena condivisione e convincimento da parte della rosa, altrimenti i rimedi finiscono per essere peggiori dello stesso male ed è ciò che purtroppo è avvenuto ed a cui è inevitabilmente seguito l’esonero. Ritornato in panchina Grassadonia, ha abbondato l’idea di giocare con i quattro difensori tornando al vecchio sistema di gioco.
Purtroppo la cronica difficoltà di questa squadra nel mantenere il risultato gestendo la partita nella fase di non possesso ha fatto sì che l’undici rossonero perdesse punti fondamentali, soprattutto negli scontri con le dirette concorrenti.


Piero Colangelo