FINALMENTE L’ITALIA SCOPRE IL CALCIO FEMMINILE

scritto da Piero Colangelo
Allenatore UEFA B
Match Analyst SICS
Osservatore Scout R.O.I.

Ho scoperto il calcio femminile circa due anni fa seguendo un intervento della Milena Bartolini ad un convegno tenutosi a Coverciano. A quei tempi la competente Milena, ancora non era ancora stata investita della carica di commissario tecnico della nazionale italiana femminile di calcio. Ho così scoperto un mondo a me sconosciuto ricavandone la convinzione che il futuro del calcio passerà soprattutto attraverso lo sviluppo del calcio femminile capace di attrarre sempre più estimatori, a differenza di quello maschile il cui bacino di utenza sembra giunto quasi alla saturazione avendo ormai coinvolto tifosi di ogni parte dell’emisfero.
I miei ricordi erano fermi a più di trent’anni fa quando il calcio al femminile aveva una connotazione quasi pioneristica con il “ Foggia in rosa” che raggiunse, anche se per un solo anno, la massima serie. Ma si trattava di un calcio molto approssimativo che poco aveva a che fare con quello degli uomini sia per quanto riguarda gli schemi di gioco che per il livello tecnico medio delle giocatrice e che spesso e volentieri raccoglieva più ironia ed ilarità che apprezzamenti da parte degli spettatori.
Oggi, è tutta un’altra cosa. Il numero delle donne che pratica il calcio è cresciuto un maniera esponenziale e vi sono alcune nazioni, come gli Stati Uniti, dove il numero di donne praticanti superano abbondantemente quello degli uomini.
Oltre al tasso tecnico che ha raggiunto livelli davvero apprezzabili tanto che una partita di calcio femminile consente anche agli spettatori più esigenti di apprezzare uno spettacolo godibile e ricco di spunti sia tecnici che tattici, sono i risultati numerici che danno spazio all’ottimismo sul futuro di questo sport. I dati e gli indici numerici sono entusiasmanti e la FIFA prevede per i prossimi anni numeri da capogiro. Non è impensabile che tra una decina d’anni le donne che nel mondo praticheranno calcio saranno più di 100 milioni. Il trend di crescita lascia spazio a questa ottimistica previsione. Nel 2015 le donne che praticavano calcio nel mondo erano 30 milioni, in 4 anni c’è stato un incremento del 50% , passando così a 45 milioni. Se questo andamento positivo verrà mantenuto e non vi è motivo per pensarla in modo differente, tra 10 anni toccheremo l’incredibile numero di 100 milioni di donne che praticano calcio e che attireranno in modo sempre più cospicuo sponsor disposti ad investire nel movimento.
Nell’ultima edizione giocata 2015, in Canadà, vi fu una media di spettatori Tv di 26,539 milioni a partita , media non lontanissima da quella degli ultimi mondiali maschili in Russia che è stata di 53, 592 milioni. In pratica il calcio femminile nel mondo attira la metà degli spettatori TV rispetto a quello maschile e la forbice è destinata ad assottigliarsi sempre di più.
Un bacino di utenza enorme che attirerà quantità sempre maggiori di capitali provenienti dai diritti TV. La cecità dei massimi dirigenti del calcio italiano non ha giustificazioni. Siamo ultimi per numero di praticanti rispetto alle altre nazioni che hanno un certo peso nel panorama mondiale. Come spesso avviene nel nostro movimento calcistico, chi governa si è accorto con colpevole ritardo del beneficio che il calcio al femminile è in grado di apportare all’intero movimento. Sei paesi - Inghilterra, Francia, Germania, Olanda, Norvegia e Svezia - contano oltre 200.000 giocatrici, l’Italia solo 23,200. I Paesi Bassi che hanno più o meno 17 milioni di abitanti, ovvero meno di un terzo dell’Italia, possono vantare un numero di calciatrici sette volte superiore (153.000) .
Tutti i titoli dei principali giornali sportivi italiani oggi magnificano il risultato delle giocatrice italiane che, non va dimenticato, hanno battuto una delle squadre pretendenti alla vittoria finale la cui federazione imponeva alle sue giocatrici di non accasarsi in una squadra italiana poiché il nostro campionato è, secondo le classifiche del ranking internazionale, considerato tra i più scadenti.
Non vorrei che, una volta spentesi i riflettori, tutto tornerà nel dimenticatoio. La nostra federazione dovrà intervenire perché si porti il movimento femminile calcistico italiano al livello delle altre nazioni. Qualcosa è stato già fatto attraverso l’incentivazione delle squadre professionistiche ad istituire anche la squadra femminile, ma bisognerà soprattutto lavorare a livello di giovani e giovanissimi specializzando tecnici e preparatori atletici, tenendo conto che le donne hanno alcune peculiarità e problematiche non riscontrabili negli uomini. Un forte proselitismo andrà fatto nelle scuole dell’obbligo attraverso il reclutamento di un gran numero di bambine che sempre di più manifestano la volontà di intraprendere questa disciplina. Bisognerà vincere soprattutto la resistenza dei genitori spiegando loro che il calcio non è prerogativa esclusiva degli uomini e che possono dedicarsi al calcio solo quelle donne che hanno tendenze mascoline. Una mentalità che in Italia, specie al sud, è ancora difficile da sdradicare.


Piero Colangelo