Lotito: "Quando il tifoso diventa un mestiere, determina una distorsione"

C’era anche Claudio Lotito questa mattina al forum “Il calcio che vogliamo”, organizzato nella redazione romana del Corriere dello Sport con numerosi ospiti prestigiosi. Moderato da Ivan Zazzaroni, direttore del quotidiano. ha visto anche la presenza di Giovanni Malagò (presidente del Coni), Roberto Mancini (ct della Nazionale), Gabriele Gravina (presidente della Figc), Gaetano Miccichè (presidente della Lega di A), Andrea Abodi (presidente del Credito Sportivo), Aurelio De Laurentiis (presidente del Napoli), Mauro Balata (presidente della Lega di Serie B), Cosimo Sibilia (presidente della Lega Dilettanti e vicepresidente vicario della Figc), Marcello Nicchi (presidente dell’Aia), Nicola Rizzoli (designatore della Can A), Damiano Tommasi (presidente dell’Associazione Italiana Calciatori) e Giovanni Branchini, procuratore sportivo.

“Bisogna ricostruire le varie componenti che concorrono a questo grande spettacolo, quella economica, tecnica e passionale, perchè senza i tifosi il calcio non ci sarebbe. Tifoso vuol dire appassionato, colui che deve sostenere il proprio club. Quando il tifoso diventa un mestiere, questo determina una distorsione – ha esordito il co-patron granata e presidente della Lazio nel suo intervento – Alcuni club sono diventati ostaggio perchè hanno voluto esserlo. C’è un problema di regole ma anche di farle rispettare. Con la storia del consenso popolare e all’interno dell’organizzazione per chi ricopre cariche, ci siamo messi in in condizione di doverci lavare la coscienza: c’è il sindaco della città che pressa, l’agente che chiede, eccetera. Ma hanno diritto? No, allora non possono pretendere nulla. Il nostro mondo ha grande impatto mediatico, questo ci consente di avere grande potere contrattuale che non utilizziamo in senso costruttivo. Sul campo dobbiamo essere avversari ma nel sistema occorre essere compatti per migliorarlo, invece ognuno tutela la propria posizione corporativa. Abbiamo delle norme obsolete, frutto di una situazione in cui i club erano associazioni sportive e non società di capitale, e le logiche dei controlli non esistevano. Oggi il calcio è equiparato all’attività commerciale anche per la verifica dell’Iva, bisogna mettersi nella condizione di partire con progetti concreti, legati a regole semplici ed infrastrutture. Lo stadio di un club, ad esempio, deve essere vissuto h24, 365 giorni all’anno, perché se lo consideri casa tua non ci vai a delinquere e a distruggerlo”. La chiusura: “Nello sport vinci con merito, spirito di sacrificio e di gruppo, la lealtà e il rispetto dell’avversario. Playout e playoff in Serie A per dare più interesse al torneo di A? Significherebbe spaccare in due il campionato. Se la Juventus fattura 480 mln e la Lazio 110, c’è disparità ma nonostante ciò la Lazio le ha tolto la Supercoppa. Significa che con l’organizzazione e la progettualità si possono realizzare dei sogni. Non dobbiamo togliere il sogno che una squadra possa – sempre nel rispetto regole, a parità di condizioni – competere con le altre“. Parole, queste ultime, che alla luce dei recentissimi accadimenti con la cancellazione dei playout e delle polemiche sorte negli anni a Salerno sulla questione multiproprietà e sull’impossibile coesistenza di Lazio e Salernitana nella stessa categoria, sono destinate ad alimentare la discussione.

Fonte: salernitananews.it


La Redazione