TEAM ANALYSIS SUL VENEZIA

scritto da Piero Colangelo
Match Analyst SICS
Osservatore Scout R.O.I.


Non è un allenatore che si accontenta di un calcio speculativo che bada solo al risultato Walter Zenga. Da quando si è seduto sulla panchina del Venezia, l’ex “Uomo Ragno”, ha cominciato a cambiare pelle ed atteggiamento ad una squadra orfana di Pippo Inzaghi, che aveva fatto della fisicità, delle transizioni positive e palle inattive le sue armi migliori. Tutte queste caratteristiche, fortemente presenti nella squadra lagunare, avevano permesso alla stessa di raggiungere lo scorso anno i play off. Il suo successore, Stefano Vecchi, non è riuscito a dare la stessa continuità di risultati pur non mutando filosofia di gioco ed atteggiamento. Il Venezia messo in campo dal valente allenatore delle squadre giovanili interiste è apparso sin dalle prime partite una squadra vulnerabile, tanto da farsi sentire più del dovuto l’assenza dei due gioielli Stulac e Audero, passati rispettivamente a Parma e Sampdoria e non adeguatamente sostituiti.
Da quando è alla guida del Venezia, Zenga ha collezionato ben 3 vittorie, 2 pareggi e solo una sconfitta, un cammino da play off. L’aspetto che maggiormente si evidenzia osservando il Venezia “targato Zenga” è la ricerca costante della verticalizzazione attraverso la partecipazione di tanti calciatori all’azione offensiva, con le fasce sempre ben presidiate, in particolare quella di destra. Se ne giova lo spettacolo e non è un caso che il Penzo, comincia a presentare spalti meno desolatamente vuoti, come spesso accadeva nelle stagioni precedenti nonostante i traguardi raggiunti.
Con coraggio l’ex portiere di Italia 90 (incredibilmente integro fisicamente nonostante i suoi cinquantotto anni), ha messo da parte alcuni elementi sinora intoccabili della vecchia guardia, in particolare Garofalo, Andelkovic, Geijo e Marsura, affidandosi alla freschezza atletica di Vrioni ( italo albanese che ha preferito rispondere alla convocazione della federazione balcanica piuttosto che a quella italiana), e soprattutto di Di Mariano, che dopo l’annata di Novara, ha trovato proprio in Veneto l’opportunità di mettersi in mostra come uno degli elementi più promettenti della categoria. Lo scorso anno, prima Corini e poi Di Carlo, grazie alla sua grande duttilità, lo hanno schierato in tanti ruoli diversi, da esterno di difesa, a quello di punta , ma spesso e volentieri anche a centrocampo. Dotato di qualità aerobiche da mezzofondista, mostra anche ottima tecnica e velocità. Quando parte con guida della palla difficilmente diventa marcabile. Quest’anno si sta dimostrando anche un buon realizzatore avendo già segnato cinque reti.
Dall’1-5-3-2 Zenga è passato ad un più spregiudicato 1-4-3-1-2, collocando come sottopunta l’ex frusinate Citro, che lo scorso anno Longo utilizzava spesso come punta centrale in assenza di Ciofani. Il ragazzo sembra gradire la nuova collocazione tattica che lo mette nelle condizioni di far valere le sue doti tecniche. In fase di possesso, l’ampiezza sul lato destro la dà Falzerano che funge da vero e proprio esterno alto, giocando con puntualità sulla stessa linea delle due punte. Lo stesso Falzerano, in fase di non possesso, va a comporre la linea a tre di pressione ad argine di quella difensiva. Insieme a Falzerano operano su detta linea, in zona più centrale dove funge da play, l’esperto e possente Bentivoglio, mentre a sinistra l’ottimo Pinato, un esterno basso trasformato già da Inzaghi in mezzala. Citro, come descritto in precedenza, opera tra le linee creando non pochi grattacapi a quelle compagini che non giocano con linee molto strette.
La linea difensiva si dimostra anche quest’anno forte ed affidabile, potendo contare sulla forza ed esperienza di Modolo e Domizi. Quest’ultimo gioca con la grinta e la voglia di un ragazzino, risultando spesso determinante, Anche l’esterno basso Bruscagin può definirsi indiscutibilmente un calciatore con spiccate caratteristiche difensive tanto da essere spesso utilizzato anche come centrale di difesa.
Sul lato destro resiste la catena Zampano – Falzerano, che tanto bene ha fatto anche con Inzaghi.
Il Venezia si dimostra vulnerabile quando la linea difensiva, soprattutto nelle fasi di transizioni negative, non esegue correttamente l’elastico, lasciando ampi spazi tra se e la linea di centrocampo. Zenga dovrà ancora lavorare molto su questo aspetto avendo a disposizione calciatori ottimi a difendersi basso ma non altrettanto quando devono leggere le situazioni.
Giovane ma davvero molto interessante è il portiere Vicario, un 96, prodotto del vivaio locale che la società ha deciso quest’anno di lanciare come titolare.


Piero Colangelo