Storia del Foggia: ricordando i fratelli Favalli

La storia del calcio si scrive non soltanto sul campo da gioco, ma è anche una storia umana, fatta di per-sone, dolori e amicizie. E anche il passato della squadra del Foggia è ricco di vicende di questo tipo, una fra tutte la storia dei fratelli Favalli, che comincia dalla tragica morte del primo dei due fratelli, Armanno.

Armanno ed Erminio Favalli, classe ‘39 e ‘44 rispettivamente, furono due stelle, ormai spentesi, del Foggia degli anni ‘60, quando la squadra giunse in Serie A. Cremonesi di origine, entrambi cominciano la loro car-riera militando nella squadra giovanile cittadina, prima di scalare successivamente verso le serie più alte. È nel 1964 che Armanno passa al team foggiano, totalizzando in maglia rosso-nera 32 presenze in A, se-gnando due reti, ma a fine campionato, nel 1965, rimarrà coinvolto in un gravissimo incidente stradale di ri-torno a casa, perdendo la vita e lasciando nel lutto l’intero mondo calcistico italiano.

Come favore personale a Domenico Rosa Rosa, allora presidente del Foggia, Angelo Moratti, suo grande amico, decise di cedergli allora il fratello, Erminio Favalli, gratuitamente. L’ala destra, che era stato nell’anno precedente giocatore dell’Inter sempre in panchina, passò quindi con onore alla squadra del fratello, dove prese parte a 28 partite, che gli valsero la convocazione nell’Under-23 azzurro. Il Foggia gli porterà grande fortuna: l’anno successivo viene subito preso dalla Juventus, con la quale conquisterà lo scudetto nella sta-gione 1966-67. Più tardi, a fine carriera, diventerà direttore sportivo della cremonese, prima di spegnersi nell’aprile 2008.

La morte di Armanno Favalli alla guida della sua automobile è purtroppo solo una di una lunga tragica serie che unisce tristemente le quattroruote ai calciatori. Gaetano Scirea, ex-giocatore della Juventus, morì a 36 anni a pochi mesi dal suo ritiro, nel 1989; Federico Pisani, attaccante dell’Atalanta, morì assieme alla fidanzata nel 1997 a bordo della sua BMW 320, così come Vittorio Mero e Jayson Meyele, del Brescia e del Chievo rispettivamente, entrambi morti sull’asfalto nel 2002 a poca distanza l’uno dall’altro. Destino nefasto, ma anche coadiuvato molte volte dalle auto troppo potenti di calciatori che amano spingere sul pedale, così
come spingono sul campo: Cristiano Ronaldo, Mario Balotelli, Arturo Vidal, Martin Caceres sono tutti assi del pallone rimasti coinvolti in incidenti stradali e miracolati, nel senso che sono sopravvissuti agli schianti sulle loro supercar senzagravi conseguenze. Ma ai giorni nostri, si potrebbe davvero ripetere una storia di uma-nità così grande come quella dei fratelli Favalli?


La Redazione